Arte e Ricerca

Gianfranco Sacchetti

L'artista

Gianfranco Sacchetti Tinarelli

Nato a Bologna il 29 aprile 1943, vive e lavora a Budrio (Bologna)
Born in Bologna on 29 April 1943. Currently lives and works in Budrio, near Bologna (Italy).

Introdurre l’artista emiliano Gianfranco Sacchetti attraverso la corrente bolognese dell’informale storico, può apparire riduttivi, ma da un certo punto di vista è d’obbligo.

Le prime realizzazioni dell’artista risalgono al 1973, ma già in esse emerge un rapporto intenso con la materia. Una materia povera, una struttura primaria utilizzata nell’edilizia, un supporto duro, quindi, sui quali l’azione dell’artista avviene solo con l’utilizzo di strumenti adeguati. Cemento, lamiera, gesso, diventano superfici importanti, il cui unico ruolo è quello di registrare il tempo, di salvaguardare la memoria.

In Sacchetti, allora come oggi, la materia dialoga col tempo attraverso delle stratificazioni, che egli lascia appositamente intravedere. Gli ultimi lavori mostrano il cartone come supporto mnemonico. L’artista, tramite strumenti carpiti dall’ambito artigianale, ce ne mostra gli strati, pervenendo allo stesso tempo, ad un suo arricchimento di superficie. Interessante è il contrasto tra la superficie leggera e “vulnerabile” del cartone e le strumentazioni e gli interventi chimici che usa su di essa.

Una lotta apparentemente impari, quella che instaura Sacchetti, ma che permette a quella superficie povera di acquistare un tono “altro”, più nobile. E non solo. A ben guardare, le tinte rosse, verdi, azzurre, introducono una valenza tematica, in quanto si distribuiscono secondo un ordine ben preciso. Emergono tematiche che si avvicinano al figurativo, in quanto accennano a paesaggi suddivisi in perentorie e nette fasce orizzontali. Nella parte superiore si intravede un cielo che cede il passo ad uno strato terroso, che a sua volta sfuma rapidamente in una striscia più omogenea.

Da un punto di vista semiotico, Sacchetti gioca con due tipi di stratificazioni: una di superficie e una di profondità. La prima è data dall’avvicendarsi di zone di colore ad andamento orizzontale molto nette; la seconda, successiva alla prima durante il processo creativo, è una stratificazione di profondità e si focalizza per lo più negli strati centrali di superficie. Due diverse stratificazioni si avvicendano, quindi. Due diversi modi di fare arte in Sacchetti. Un decorativismo che resta sulla superficie, in cui si intravedono paesaggi, rilievi pianeggianti in divenire da un lato e un riutilizzo dell’informale che indaga le profondità della materia dall’altro. Due modi di concepire l’arte completamente differenti e che nel nostro artista si avvicendano perfettamente. Da questi lavori, come si è accennato in precedenza, emerge l’elemento temporale, che segna il passaggio tra le due differenti stratificazioni. L’artista indaga la superficie, l’accarezza con polveri chimiche cromatiche, abbellendola esteticamente.

Poi Sacchetti cambia registro; tramite l’utilizzo di strumenti industriali incandescenti ad elevata azione abrasiva, incide il cartone, lo scava. Come un geologo, come un indagatore del tempo e dello spazio, penetra nella materia, la scopre in più punti, ce ne mostra i differenti strati che risaltano con forme ed orientamenti diversi. Il quadro diventa la mappa di un territorio sulla quale l’artista segna il percorso intrapreso dall’ambiente naturale della superficie all’oscurità che sta sotto di esso. E noi fruitori restiamo ammaliati da quelle misteriose lacerazioni, da quelle zone scoperte, nude, scure e sensuali.

Marco Tomasini