Arte e Ricerca

Gianfranco Sacchetti

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Specchio del Tempo

Gianfranco Sacchetti, budriese, ha cominciato a partecipare alle mostre intorno al 1973, e sempre più col lavoro si è polarizzato verso una pittura che sarebbe piaciuta al primo Tapies e di cui lo stesso Roberto Vitali ha scritto con molto favore in occasione della mostra personale dell’artista al Centro Mascarella Arte Ricerca a Bologna dieci anni fa, “pannelli murali” dentro le strutture di un cantiere. La materia adoperata per gli spessori è il cemento, la situazione operativa è “tra l’estetico e il sociale” strettamente connessa “col rapporto uomo ambiente”. Il critico che mi ha preceduto, sottolinea giustamente che il pittore non tanto soggiace al fascino dei muri scrostati (su cui del resto si sono fissati gli occhi di tanti pittori informali), ma soprattutto invita “a non essere succubi della materia”. Infatti il sentimento del tempo specchiato dal pittore è successivo al momento tipicamente informale, lirico soggettivo viscerale, direi che nel fare di Sacchetti sia la ricostruzione dell’ambiente consumato attraverso frammenti parietali, vestigia dell’uso e quindi in tal senso anche qui della civiltà dei consumi. L’operazione non è però quella di intervento sull”’oggetto trovato” del tipo per esempio del primo Rotella, se mai della finzione archeologica di una umana presenza, come da un pezzo si festeggia negli “affreschi” di Giorgio Celiberti. Tali qualità e fisionomie appaiono felicemente nei lavori di Sacchetti dal titolo “Specchio del tempo” e “Impronta”, il primo costruito per accumulo dei materiali dentro reticoli metallici che fanno anche da vertebra grafica di questa icona secolare riciclata da un muro d’oggi, il secondo che si configura piuttosto come un sudano, una somma di impronte, più legato ai moduli dell’informale classico. A proposito del quale non mancherò di ricordare la ricca e univoca serie delle “tele dipinte” più palesemente informali, dove però il fiele dell’ismo esistenziale tende a tramutarsi in miele, poichè iridescenze, avviluppi segnici, dripping qui cantano una specie di favola di evasione.

Marcello Venturoli